Tempo di lettura stimato: 5 minuti
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L’egoismo è inutile. Elogio della Gentilezza

di George Saunders

di

Matteo Stocco

Institute of Constructivist Psychology

Abstract

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Probabilmente non avrei mai letto il testo di G. Saunders (2014) “L’egoismo è inutile. Elogio della gentilezza”.

Un testo con un titolo così non avrebbe mai attirato la mia attenzione da uno scaffale di una libreria, non avrebbe lasciato in me spazio per anticipazioni di una lettura interessante o utile o “memorabile”.

Ma se sono qui a scriverne è perché ho accolto la proposta di quella che posso definire una insolita lettura. Non un romanzo, non un saggio, non un’autobiografia.

Ma tutto questo, insieme.

Saunders, in questo piccolo libro, raccoglie tre parti: la prima in cui riporta il suo discorso di fine anno accademico pronunciato di fronte agli studenti della Syracuse University; una seconda parte (a sua volta stralcio di un’altra sua precedente opera) in cui affronta il tema della comunicazione di massa con le sue possibilità e i suoi limiti ed infine una terza parte in cui viene riportata una sua intervista nella quale tocca argomenti di carattere personale e professionale.

Partendo da esperienze personali, Saunders produce “prove reali” secondo le quali tutti noi dovremmo agire senza egoismo.

Ma cosa intende l’autore con “egoismo”? Cosa rappresenta nella sua esperienza questo termine?

Già dal titolo e poi lungo tutta la prima parte del libro si evince come l’autore ad ‘egoismo’ contrapponga il costrutto di ‘gentilezza’.

Sono questi, quindi, i poli del suo costrutto (Kelly, 1955)?

Ho avuto qualche difficoltà ad affrontare il testo basandomi su questo presupposto dato che personalmente costruisco il polo di contrasto in modo diverso, ma ho voluto capirne di più e ho proseguito la lettura evitando pregiudizi e critiche avventate.

Cosa comprende il polo ‘egoismo’ e cosa comprende il polo ‘gentilezza’?

Da tutte le esperienze che l’autore riporta come esempi si può dedurre come i gesti di gentilezza, per lui, siano sempre indirizzati ad altro da sé.

E se la gentilezza eterorivolta potesse essere anche una forma di gentilezza verso se stessi?

Non si tratterebbe di una forma di egoismo? L’autore stesso confessa che “quello che mi dispiace di più sono

le volte in cui non sono stato gentile” (Saunders, 2014, pag. 10).

Questo potrebbe sottendere ad una forma di transizione di colpa (Epting, 1990/1984)? Il nostro scoprirci diversi da quello che credevamo essere? Quale miglior modo se non un bel gesto di “gentilezza” spazza-colpe?

Questa prima parte potrebbe sembrare un invito al buonismo tout court ma può riservare interessanti spunti di riflessione.

Nella seconda parte, ripresa da “Il megafono spento” (2009), Saunders utilizza la metafora dell’Uomo col megafono, creatura mitologica contemporanea che si insinua nelle più disparate situazioni raccontando qualsiasi cosa, qualsiasi, l’importante è urlarla, sovrastare l’ascoltatore con la sua potente voce.

L’autore usa questa metafora per illustrare la sua visione della comunicazione di massa alla quale tutti siamo soggetti ed oggetti, più o meno consapevolmente.

Saunders sostiene sia paragonabile, appunto, ad un uomo che con un grande megafono ci urla nelle orecchie qualsiasi cosa gli passi per la mente. Non importa cosa, l’importante è urlarlo, assordarci.

Più urla e più noi ci convinciamo che quello che dice sia giusto.

Tv, giornali, radio, internet, sono tutti uomini col megafono.

E noi ci schieriamo inevitabilmente dalla parte di chi urla di più.

Ci dicono che quella guerra è giusta, mentre l’altra è sbagliata, che il Natale è bello, che d’inverno fa freddo. Ok.

E quindi?

Abbiamo davvero bisogno di sentirci dire tutto questo?

O ormai siamo solo abituati a ricevere questo tipo di non-comunicazione?

Se i media si limitassero a dare informazioni invece di costruire-informazioni non sarebbe più utile?

“I processi di una persona sono psicologicamente canalizzati dai modi in cui essa anticipa gli eventi” così recita il postulato fondamentale della Teoria dei Costrutti Personali di G. A. Kelly (1955).

E se la comunicazione tentasse di canalizzare significati al fine di creare in noi processi utili a fini a noi sconosciuti?

Potrebbe sembrare una teoria complottista ma, a pensarci bene, quante volte comunichiamo qualcosa con un preciso scopo? Sempre.

Ecco, se l’Uomo col megafono utilizzasse a nostra insaputa questo suo potere per canalizzare i nostri processi?

La sua realtà diventerebbe la nostra realtà, annullando così il sacrosanto principio dell’alternativismo costruttivo (Bannister & Fransella, 1986/1971), non ci sarebbe più un multi-verso ma un uni-verso.

Sentirci dire che a Natale il centro commerciale è preso d’assalto per la corsa ai regali, o che fuori dal centro commerciale fa molto freddo, o che il traffico è in tilt per le feste, cosa ci comunica? Ogni anno, nella stessa occasione, la stessa comunicazione? È comunicazione o un riempi-spazi televisivi/radiofonici/giornalistici? Siamo davvero convinti che questa sia comunicazione o dovremmo cominciare a pensare che l’Uomo col megafono abbia degli interessi nell’assordarci le orecchie e tapparci la bocca?

Anche questa seconda parte del libro ci fornisce attualissimi spunti di approfondimento.

Saunders conclude rispondendo ad una serie di domande che lo conducono all’analisi del rapporto tra gentilezza e situazione socio-economica, al riflettere sulla possibilità di un uso più gentile dei social media, al definire l’amore nella sua essenza.

Questo è un libro apparentemente semplice, grazie anche al tipo di linguaggio immediato e a sua volta semplice e diretto che l’autore sceglie di usare, che però offre fonti di riflessione che trovano le basi nella filosofia, nella letteratura, nella psicologia.

Un testo ricchissimo nella sua semplicità che permette di cogliere qualcosa di diverso e nuovo ad ogni lettura.

Bibliografia

Bannister, D., & Fransella, F. (1986). L’uomo ricercatore. Introduzione alla psicologia dei costrutti personali. (G. Chiari & M. L. Nuzzo, Trad.). Firenze: Psycho di G. Martinelli. (Opera originale pubblicata 1971).

Epting, F. R. (1990). Psicoterapia dei costrutti personali. Introduzione alla teoria e metodica operativa della tecnica terapeutica. (E. Stiffan, V. Chiarini & V. Alfano, Trad.). Firenze: Psycho di G. Martinelli. (Opera originale pubblicata nel 1984).

Kelly, G. A. (1955). The psychology of personal constructs (vol. 1-2). New York, NY: Norton.

Saunders, G. (2009). Il megafono spento. Cronache da un mondo troppo rumoroso. (C. Mennella, Trad.). Roma: minimum fax. (Opera originale pubblicata nel 2007).

Saunders, G. (2014). L’egoismo è inutile. Elogio della gentilezza. (C. Mennella, Trad.). Roma: minimum fax. (Opera originale pubblicata nel 2014).

 

Note sull’autore

 

Matteo Stocco

Institute of Constructivist Psychology

info@drmatteostocco.com

Medico, chirurgo plastico, specializzando in Psicoterapia ad indirizzo Costruttivista. Si occupa, in ambito privato a Padova, di chirurgia estetica e ha sviluppato un particolare interesse per il rapporto psicoterapia-corpo.