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Costrutti personali nella depressione

Personal constructs in depression

di

Robert A. Neimeyer

 

Traduzione a cura di

Cecilia Pagliardini e Davide Scapin

Abstract

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Le linee guida della concettualizzazione costruttivista di depressione e suicidio possono essere delineate considerando che Kelly descrive lo stile di vita depressivo come caratterizzato dalla presenza di costrizione, ovvero la tendenza a restringere il proprio campo percettivo per ignorare gli eventi che non si adattano in modo utile al proprio sistema di costrutti. Pertanto, piuttosto che mettere attivamente alla prova, rivedere ed espandere le proprie anticipazioni rispetto ad un campo di esperienze sempre più ampio, gli individui (cosiddetti?) depressi si precludono questa possibilità, per evitare l’ansia che inevitabilmente le elaborazioni portano con sé. Di conseguenza, si muovono con un sistema di costrutti relativamente fisso e precario: questo può condurre a situazioni molto difficili, anche con ideazioni suicidarie, se si sviluppano predizioni rigide nei confronti di un futuro deterministico (una condizione che Kelly ha chiamato “fatalismo depressivo”) o se ci si trova di fronte ad un’ampia invalidazione del sistema di costrutti già vulnerabile (incorrendo nella transizione definita da Kelly come “ansia totale”) (Kelly, 1961). In linea con la sua tendenza ad avvicinarsi ai disturbi anche gravi con un approccio credulo e comprensivo, Kelly leggeva pertanto nella depressione un tentativo di adattamento andato storto, un ritiro temporaneo da un mondo minaccioso diventato ricorsivo, che si perpetua da sé, ed emarginante, a volte con conseguenze fatali.

Una buona parte della ricerca successiva ha sia confermato che affinato i contorni di questa concettualizzazione (Neimeyer, 1985). Rispetto alle persone non depresse, quelle con depressione tendono ad anticipare il fallimento, costruendo il futuro in modo meno esteso e più avverso. Costruiscono anche se stesse in modo più negativo e tendono a vedere gli eventi secondo polarità più estreme, distanti sia dai loro ideali che dalle percezioni che hanno delle altre persone. Inoltre, la teoria dei costrutti personali può essere

considerata l’unica, tra le teorie contemporanee, che sottolinea gli aspetti “strutturali” dello stile di costruzione depressivo, documentando l’allentamento della coerenza o dell’organizzazione nell’immagine di sé man mano che la depressione si intensifica, fino ad irrigidirsi attorno a linee negative ai livelli più profondi del disturbo (Neimeyer, Heath, & Strauss, 1985). Considerando poi i dati raccolti attraverso la griglia di repertorio, le misure che riguardano una simile struttura del sistema di costrutti e la costruzione negativa di sé, hanno messo in luce di poter catturare altre caratteristiche del disturbo rispetto alle distorsioni cognitive e i sintomi depressivi, su cui si focalizza la valutazione psicologica più tradizionale (Neimeyer & Feixas, 1992). Inoltre, hanno apportato un contributo sostanziale alla previsione prospettica del grave rischio suicidario tra i pazienti psichiatrici ospedalizzati (Hughes & Neimeyer, 1993). La ricerca successiva, utilizzando le griglie delle implicazioni, ha persino iniziato a identificare specifici “stili di personalità” che sarebbero vulnerabili alla depressione, come risultato di forti perturbazioni all’interno di diversi sottosistemi di costrutti centrati da una parte sul successo e dall’altro sulla dipendenza (Baker, Neimeyer, & Barris, 1997). In sintesi, i modelli e i metodi basati sulla psicologia dei costrutti personali hanno mostrato di avere un valore pratico nel mettere a fuoco sia la valutazione psicologica che il trattamento di questo disturbo, tanto comune quanto poco compreso.

 

Bibliografia

Baker, K. D., Neimeyer, R. A., & Barris, B. P. (1997). Cognitive organization in sociotropic and autonomous inpatient depressives. Journal of Cognitive Psychotherapy, 11, 279-297.

Hughes, S. L., & Neimeyer, R. A. (1993). Cognitive predictors of suicide risk among hospitalized psychiatric patients. Death Studies, 17, 103-124.

Kelly, G. A. (1961). Suicide: The personal construct point of view. In N. L. Farberow & E. S. Shneidman (Eds.), The cry for help (pp. 255-280). New York: McGraw Hill.

Kelly, G. A. (1991). The psychology of personal constructs (vol. 1-2). (2nd ed.). London: Routledge.

Neimeyer, R. A. (1985). Personal constructs in depression. In E. Button (Ed.), Personal construct theory and mental health. London: Croom Helm.

Neimeyer, R. A., & Feixas, G. (1992). Cognitive assessment in depression. European Journal of Psychological Assessment, 8, 47-56.

Neimeyer, R. A., Heath, A., & Strauss, J. (1985b). Personal reconstruction during group cognitive therapy for depression. In F. R. Epting & A. W. Landfield (Eds.), Anticipating personal construct psychology (pp. 180-197). Lincoln, NE: University of Nebraska Press.

 

Note

  1. Fonte originale: http://www.pcp-net.org/encyclopaedia/depression.html. Ringraziamo gli Editori Jörn Scheer e Beverly Walker per aver gentilmente concesso la pubblicazione della traduzione delle voci contenute in The Internet Encyclopaedia of Personal Construct Psychology sulla Rivista Italiana di Costruttivismo.