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Alpine Tales: un’esperienza di costruttivismo vissuto

Alpine Tales: an experience of lived constructivism

di

Susan Bridi, Chiara Lui, Veronica Mormina, Giovanni Stella

Società Costruttivista Italiana

Abstract

Alpine Tales è un evento residenziale organizzato dall’European Constructivist Training Network (ECTN) con l’obiettivo di favorire l’incontro di persone interessate a vario titolo alla Psicologia dei Costrutti Personali, italiane e straniere, per condividere risorse utili all’arricchimento professionale e costruire rapporti e collaborazioni. Ospitato in una casa alpina autogestita, offre attività formative di tipo partecipativo come workshop e sessioni di Open Space Technology. È incentrato sull’approccio collaborativo: ad Alpine Tales tutte le attività, sia formative che di gestione della casa e della quotidianità, richiedono la partecipazione attiva dei presenti. La Winter School della psicologia costruttivista, giunta ormai alla sua terza edizione[1], ha rappresentato per oltre 100 persone un’entusiasmante esperienza di scambio di idee utili alla professione e alla vita, una condivisione di strumenti nuovi e creativi per lavorare in modo strategicamente orientato, una riflessione sui progetti concreti per il futuro, una costruzione di contatti e relazioni che costituiscono un vero e proprio network di portata europea. Insomma, una grande esperienza di costruttivismo vissuto.

Alpine Tales is a residential event organized by the European Constructivist Training Network (ECTN). The aim of the winter school is to promote the networking between people interested in PCP from different countries. This event is thought as an opportunity to share resources and ideas, therefore enhancing our professional skills and potentially starting new collaborations. Hosted in an alpine self-managed house, the event offers participative training activities, like workshop and Open Space Technology sessions. It is focused on a collaborative approach: in Alpine Tales every activity – training as well as the houseworks – needs the active involvement of everyone. The Winter School, now at its third edition[2], has represented so far an enthusiastic experience of exchanging thoughts and ideas, useful both in the professional field and in our everyday life. This event has been a chance to share new and creative tools for working in a strategically oriented way, to reflect on concrete projects and to build relationships that constitute the basis for a strong european network. Alpine Tales is therefore to be considered a great experience of lived constructivism.

Keywords:
Costruttivismo, Alpine Tales, Open Space Technology, ambienti di apprendimento | constructivism, Alpine Tales, Open Space Technology, learning environments
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1. Introduzione

L’European Constructivist Training Network (ECTN) è un network di scuole europee di psicologia e psicoterapia che abbracciano l’approccio della Psicologia dei Costrutti Personali. Nato dalla collaborazione tra l’Institute of Constructivist Psychology (Italia), la Serbian Constructivist Association (Serbia) e collegato con la Personal Construct Psychology Association (Regno Unito), si pone l’obiettivo di mettere in contatto persone, organizzazioni e centri formativi nel campo della Psicologia dei Costrutti Personali (PCP) per condividere risorse utili all’arricchimento professionale, promuovere collaborazioni, incoraggiare lo scambio di idee e opportunità formative. A questo scopo l’ECTN ha organizzato, dal 2007 al 2011, tre edizioni di “Racconti Mediterranei”, una Summer School in cui allievi di scuole di psicologia e psicoterapia italiane, serbe, inglesi e ceche si sono riuniti per una settimana in diverse località europee per assistere a lezioni di didatti costruttivisti coinvolti principalmente nella formazione alla psicoterapia. Le Summer School furono organizzate in modo tale da favorire il più possibile lo scambio e promuovere la collaborazione tra allievi nella convinzione che anche nei momenti non strutturati si crei condivisione, nascano buone idee e si costruisca una rete di rapporti professionalmente utili. Ai momenti formativi strutturati, condotti dai docenti, si alternavano infatti momenti non strutturati, tempo libero in cui gli allievi si auto-organizzavano in gruppi e insieme praticavano sport, visitavano il territorio, si divertivano. Verso la fine del 2014, durante un piacevole momento conviviale, prendendo spunto proprio da questa fortunata idea alcuni di noi iniziarono ad immaginare, quasi per gioco, un nuovo evento formativo che fosse in grado di incarnare ancor più profondamente e rigorosamente la teoria costruttivista. Un evento in cui il costruttivismo non riguardasse solamente il contenuto delle attività formative ma fosse il principio che governava l’organizzazione stessa dell’esperienza. Cercammo inizialmente di superare la distinzione tra docenti ed allievi e di favorire un processo di co-costruzione dell’evento da parte degli stessi partecipanti. Immaginammo di creare un ambiente di apprendimento e sperimentazione nel quale non vi fossero conduttori né ospiti, nel quale le esperienze formative potessero essere proposte direttamente dai partecipanti e dove si potesse apprendere attraverso la partecipazione attiva. Da queste e altre riflessioni iniziò un lavoro che ci portò, nel febbraio 2015, a dare vita alla prima edizione di Alpine Tales, racconti alpini, la Winter School della Psicologia Costruttivista, realizzata grazie alla collaborazione con la Società Costruttivista Italiana. Alpine Tales ha avuto poi altre due edizioni nel febbraio 2016 e febbraio 2017 e si augura di rappresentare un appuntamento annuale ancora per molti anni.

 

2. Presupposti teorici

Ogni teoria sull’apprendimento sottende specifici presupposti e delinea le caratteristiche dei ruoli di chi insegna e chi apprende. Questi presupposti canalizzeranno l’esperienza di apprendimento di tutti i partecipanti coinvolti (Denicolo & Pope, 2001).

Se consideriamo le pratiche formative ed educative come lo sforzo di assistere e dare forma alla crescita (Bruner, 1966; Pope & Denicolo, 2001), è facile immaginare come ogni approccio all’educazione abbia necessariamente origine in una teoria, più o meno esplicita, sulla crescita della persona e sui suoi processi di cambiamento.

Chi si occupa di programmare eventi formativi ha quindi la responsabilità di progettare ambienti di apprendimento coerenti con i presupposti teorici, nell’ottica di promuovere un’esperienza formativa efficace non solo per i contenuti, ma soprattutto per le modalità con cui questi vengono condivisi (Kalekin-Fishman & Walker, 1996). In quest’ottica l’accento non è posto su cosa viene detto e pensato, ma sul come; non tanto l’esplicito, quanto l’implicito (Cosentino, 2002).

Come sottolineano Carletti & Varani (2007), elemento centrale della didattica costruttivista è l’attenzione all’ambiente di apprendimento. Con questo termine si intende un luogo in senso lato, che delinea sia lo spazio fisico in cui avviene l’esperienza formativa, sia gli obiettivi prefissati e le modalità attraverso le quali si intende raggiungerli (Antonietti, 2003).

Le caratteristiche fisiche dell’ambiente di apprendimento comprendono, ad esempio, gli spazi, i colori, gli arredamenti e le soglie che separano i vari luoghi. Questi non sono neutri, ma condizionano variamente le possibilità di suscitare, incoraggiare, ordinare, finalizzare movimenti e comportamenti, aggregando e separando gli attori (Damiano, 2004).

Allo stesso modo, giocano un ruolo centrale nell’apprendimento anche gli aspetti meno concreti – ma fondamentali in termini di significati dell’esperienza – legati al luogo inteso come clima emotivo, alle caratteristiche del compito proposto, all’azione di sostegno del docente (scaffolding) e alle modalità relazionali sollecitate (Carletti & Varani, 2007).

Se, infatti, consideriamo l’istruzione non come causa dell’apprendimento, ma come la creazione di un contesto in cui l’apprendimento può prendere vita come in altri contesti, la comunicazione e l’azione del docente possono essere considerate un oggetto tra gli altri oggetti a disposizione per apprendere (Wenger, 1998).

Secondo questa prospettiva, il formatore dovrebbe preoccuparsi non solo di trasmettere contenuti, ma di “preparare un ambiente vivente, come uno scienziato prepara nel laboratorio la soluzione in cui un organismo potrà vivere e crescere” (Cousinet, 1971).

L’esperienza di Alpine Tales ha origine dalla volontà precisa di creare uno spazio di condivisione e apprendimento che abbracci i principi della teoria costruttivista, proponendo esperienze formative che non parlino semplicemente di costruttivismo ma lo agiscano, all’interno di un ambiente di apprendimento costruttivista.

Nell’identificare cosa si intende esattamente con questo termine, Lebow (1993) suggerisce che un contesto formativo di stampo costruttivista dovrebbe essere caratterizzato da un alto grado di collaborazione e coinvolgimento attivo dei partecipanti, in cui l’apprendimento passa dalla generatività e pluralità dei punti di vista.

La conoscenza, infatti, non è qualcosa di “dato” ed esistente a priori, trasferibile dagli uni agli altri tramite un semplice passaggio di informazioni. Al contrario, conoscenza, secondo la prospettiva costruttivista, è evento, è esperienza negoziata tra insegnante e allievi, è spazio di relazione e interazione in cui emerge sempre qualcosa di nuovo (Pope & Denicolo, 2001). In tal senso, conoscenza è insieme processo e contenuto.

Diventa dunque fondamentale valorizzarne la dimensione sociale, le potenzialità che può esprimere un gruppo, nell’imparare dagli altri e con gli altri, anche attraverso il conflitto dovuto ai diversi punti di vista, attraverso la negoziazione di interpretazioni a un livello sempre più raffinato e condiviso (Carletti & Varani, 2007). Inoltre, la pluralità e la divergenza tra i punti di vista (tra insegnante e allievi e tra allievi stessi) rappresenta una grande risorsa, in quanto, oltre ad aprire spazi per la revisione delle proprie idee, invita ad argomentare e giustificare la propria posizione agli altri in modo più chiaro e convincente (Triani, 2002).

Contemporaneamente, Lebow (1993) sottolinea il ruolo dell’autonomia e della responsabilità: l’esperienza di apprendimento si fonda infatti sulla rilevanza personale che l’esperienza ha dal punto di vista di ciascun partecipante. Come suggeriscono Pope & Denicolo (2001), chi insegna è un compagno di viaggio e la responsabilità ultima dell’apprendimento risiede nella persona che apprende. Se il sapere non esiste indipendentemente dal soggetto che conosce, imparare non significa apprendere la “vera” natura delle cose, né possedere una rappresentazione del mondo esterno fotografica e oggettiva, trasmessa da qualcuno – il docente – e passivamente fatta propria da qualcun altro – il discente. Il processo della conoscenza è invece un’attiva, personale e continua costruzione di significato della realtà (Kelly, 1955): un docente può offrire allo studente stimolo e indirizzamento, ma non può determinare direttamente il suo apprendimento (Carletti & Varani, 2007).

L’approccio costruttivista fonda dunque le sue basi sull’idea che qualsiasi movimento e cambiamento possano prendere forma solo a partire dall’esperienza personale del soggetto. Il cambiamento nel modo di costruire può avvenire solo se la persona fa esperienza attraverso il proprio modo di costruire, ne valuta le implicazioni e rivede, alla luce dei risultati dei propri esperimenti, le personali costruzioni sul mondo.

È necessario che i significati che emergono in questo processo diventino personali e significativi per la vita della persona che apprende, affinché l’apprendimento sia un’esperienza arricchente. Il grado con cui questi significati vengono interiorizzati dipende da quanto profondamente la persona li incorpora nella propria esperienza personale (Harri-Augustein & Thomas, 1985).

È a partire da questi presupposti – validi nell’ambito della didattica e della formazione di stampo costruttivista – che ha avuto origine la scelta di strutturare l’esperienza di Alpine Tales come un luogo di apprendimento che incarnasse i principi costruttivisti, tramite la scelta di modalità formative facilitanti l’apprendimento attivo e partecipato, più che attraverso i contenuti. Ma l’esperienza di Alpine Tales si è spinta anche oltre, sfidando ed abbattendo i confini di ruolo tra docenti e allievi, resi fluidi ed interscambiabili dal concretizzarsi dell’idea che tutti abbiano qualcosa da apprendere e, allo stesso tempo, da insegnare, all’interno di un legittimo scambio alla pari.

 

3. Cos’è Alpine Tales

Alpine Tales è un evento residenziale che prevede la convivenza di 30-40 persone per tre o quattro giorni in una casa di montagna di una qualche località turistica delle Alpi, durante il periodo invernale. È aperto a tutti coloro che sono interessati a vario titolo alla Psicologia dei Costrutti Personali e vogliano condividere idee ed esperienze professionalmente utili. Le tre edizioni realizzate finora hanno visto tra i partecipanti psicologi, psicoterapeuti, allievi di scuole di psicoterapia, medici, architetti, educatori, pedagogisti, consulenti per le organizzazioni, docenti universitari, provenienti dall’Italia, dal Regno Unito e da Israele. Dato il suo carattere internazionale, l’intero evento si svolge in inglese. Le attività formative strutturate hanno luogo in stanze dedicate all’interno della casa stessa e si distinguono in due differenti tipologie: workshop proposti dai partecipanti stessi e sessioni di Open Space Technology attorno ad un tema specifico. La casa alpina è autogestita e non vi è dunque la presenza di personale. Ciò consente una quota di partecipazione notevolmente bassa e fa sì che l’evento risulti tendenzialmente accessibile a tutti.

 

Alpine Tales, in fondo, non è altro che l’allestimento di un ambiente di apprendimento scrupolosamente costruito secondo alcuni semplici principi:

  1. Superamento della distinzione tra docenti e allievi

Alpine Tales è un’esperienza tangibile di costruttivismo incarnato, una “scuola-non scuola”, in cui ciascuno è insegnante e allievo al contempo, perché proprio come nella vita ciascuno ha qualcosa da trasferire o da accogliere, ciascuno è responsabile in prima persona del proprio contributo. La differenza tra docente ed allievo è quindi superata: tutti pagano la stessa quota di partecipazione, nessuno percepisce compensi, nessuno è ospite, tutti sono coinvolti allo stesso modo nelle attività di gestione della casa come cucinare, pulire, sistemare. Ciascun partecipante, senza differenza, nei mesi che precedono l’evento, può proporre la presentazione di un workshop. Non si tratta quindi di una situazione che nega le differenze, quanto di una condizione in cui ciascuno ha la stessa legittimità di proporre la propria prospettiva. Nel superare implicitamente qualsiasi riferimento gerarchico, ciascuno si mette nella posizione di apprendere dall’altro.

  1. Responsabilità e agency

La priorità è data alla co-costruzione di un contesto collaborativo, in cui le voci e le prospettive di tutti possano trovare lo spazio per esprimersi, nell’idea che la pluralità dei punti di vista fornisca una grande fonte di ricchezza. Gli organizzatori non sono conduttori ma facilitatori. Il loro ruolo non è guidare l’esperienza formativa ma predisporre l’ambiente e definire regole che facilitino la sperimentazione. Essi intervengono pochissimo, o almeno non di più di quanto faccia qualsiasi altro partecipante, se non per garantire l’avvio delle attività e il loro regolare svolgimento. La percezione è di un evento che si autocostruisce con il contributo di tutti, nessuno decide a priori la direzione da prendere. Lo strumento dell’Open Space Technology è coerente con l’idea della co-costruzione poiché prevede il costituirsi negoziato di gruppi aperti che lavorano attorno ad un tema.

La co-costruzione dell’evento non si concretizza solamente nello svolgimento delle attività formative che prevedono la partecipazione attiva dei partecipanti. Anche la casa viene gestita assieme. Ciascuno partecipa alla preparazione dei pasti e delle tavole, alla pulizia della cucina e della casa.

  1. L’importanza dei momenti informali

Il programma di Alpine Tales è costruito in maniera tale da garantire tempo libero da dedicare ad attività non strutturate come escursioni, sport invernali, relax, ingressi a centri benessere, aggregazione spontanea tra i partecipanti. È nostra convinzione infatti che spesso proprio nei momenti meno strutturati nascono le idee migliori, si costruiscono contatti, si crea una proficua rete professionale. Il condividere momenti liberi e fare qualcosa assieme porta, anche senza volerlo, ad accelerare processi di conoscenza reciproca.

 

4. Organizzazione

Alpine Tales ha un comitato organizzativo; ne fanno parte gli autori di questo articolo. Tutti gli organizzatori operano a titolo volontario per conto dell’European Constructivist Training Network e della Società Costruttivista Italiana. Oltre agli organizzatori, vi sono altre persone che danno il loro contributo per la preparazione dell’evento, come chi si occupa del menù, della spesa, degli aspetti amministrativi e assicurativi. Ciascuno offre il suo contributo secondo le proprie disponibilità e inclinazioni. Nel corso degli anni ognuno si è ritagliato, in maniera spontanea, il ruolo più consono alle proprie preferenze.

 

5. Il tema

Il tema di ogni edizione di Alpine Tales è deciso dal comitato organizzativo nei mesi precedenti all’evento. La scelta viene effettuata sulla base di ciò che si ritiene interessante e attuale anche in considerazione delle tematiche emergenti nel dibattito italiano e internazionale nel mondo PCP.

I temi già affrontati nelle tre edizioni sono stati: Construction in Action. Practical Application of Constructivist Theory (2015), Embodying Constructivism (2016) e PCP & Human Needs: From Theory to Experience (2017). Il tema proposto guida i partecipanti alla presentazione dei workshop e canalizza il lavoro dell’Open Space Technology.

 

6. Workshop

Qualche mese prima dell’evento i partecipanti sono invitati a proporre la conduzione di workshop sul tema di Alpine Tales inviando agli organizzatori titolo e abstract. Non sono ammessi paper o poster o qualsiasi altra forma di presentazione frontale: per le premesse già esplicitate, è fondamentale che l’attività proposta preveda il coinvolgimento dei partecipanti. L’accento è posto infatti sulla partecipazione attiva, sull’idea che l’apprendimento e il cambiamento in generale passino attraverso l’agire. I workshop proposti finora durante le edizioni di Alpine Tales hanno previsto l’utilizzo di musica, video, movimento fisico, danza, passeggiate, tecniche teatrali, disegno, role playing, fiabe, esercizi di rilassamento.

 

7. Come si svolge Alpine Tales

Il giorno precedente all’avvio delle attività formative è dedicato agli arrivi. Ciascuno organizza il proprio viaggio per raggiungere la casa alpina. Gli organizzatori cercano di aiutare i partecipanti ad accordarsi sul viaggio in modo tale da far muovere meno auto possibili. Questo crea, ancor prima che l’evento abbia inizio, un clima familiare perché favorisce l’incontro di persone che spesso ancora non si conoscono. I partecipanti sono attesi per cena. Quando arrivano si sistemano spontaneamente nelle camere, nei posti che via via trovano liberi. Non c’è distinzione tra camere maschili e femminili: anche in questo i partecipanti si auto-organizzano senza che siano stabilite precedentemente delle regole. La prima serata di solito è libera e cadenzata dall’arrivo progressivo dei partecipanti. Chi è già arrivato ne approfitta per fare due chiacchiere, per fare conoscenza o per ritrovarsi dopo molto tempo. La mattina seguente, prima di dare inizio alle attività formative, gli organizzatori invitano ciascuno ad indicare, segnando il proprio nome su di un cartellone, le due o tre volte in cui dare il proprio contributo nella preparazione dei pasti, delle tavole o nelle pulizie in modo tale che in tutti i giorni ci sia qualcuno che se ne occupi. Gli organizzatori forniscono già un menù stabilito per ogni pasto indicando le relative ricette in un raccoglitore lasciato in cucina, ma questo rappresenta un semplice copione. Se infatti chi sta in cucina desidera proporre qualcosa di diverso è libero di farlo, tenendo conto degli ingredienti presenti dato che la spesa viene fatta sulla base del menù programmato. Conclusa questa parte gli organizzatori danno il via alla prima sessione di Open Space Technology (OST). Dopo la prima sessione di OST, dal pomeriggio in poi vi è un’alternanza di workshop proposti dai partecipanti, tempo libero e altre sessioni di OST. Nell’ultimo giorno è prevista l’ultima sessione di OST con la presentazione dei report dei vari gruppi. Alpine Tales si conclude di solito con il pranzo della domenica. I partecipanti, prima di lasciare la casa, sono chiamati a dare il loro contributo per le pulizie finali.

 

8. Open Space Technology

L’Open Space Technology è uno strumento innovativo utilizzato per creare e gestire gruppi di lavoro in modo altamente produttivo. È stato ideato da Harrison Owen e ben descritto in un suo libro pubblicato nel 1997[3]. Nel 2005 Gerardo de Luzenberger tradusse in italiano[4] una piccola guida pubblicata da Owen nel suo sito personale che riassume brevemente la preparazione e la conduzione di un Open Space Technology: “A brief user’s guide to Open Space Technology” [5]. Questa tecnica consente ai partecipanti di organizzare il loro stesso lavoro costituendo gruppi che discutono in sessioni parallele attorno ad un tema concordato in precedenza. I gruppi di discussione sono aperti, cioè chiunque può decidere di spostarsi da un gruppo ad un altro quando sente di non essere più produttivo. Caratteristica dell’OST è, infatti, la “legge dei due piedi”: “semplicemente, questa legge dice che ogni partecipante ha due piedi e deve essere pronto ad usarli. (…) Sono i singoli individui che possono e devono fare la differenza. Se in qualsiasi momento dei lavori ciò non accade, essi, e solo essi, devono assumersi la responsabilità di usare i due piedi e spostarsi in quel gruppo o in quella situazione dove sentono di poter contribuire a fare la differenza” (de Luzenberger, 2005, p. 14).

 

Sono 4 i principi che regolano l’OST:

  1. chiunque venga è la persona giusta
  2. qualsiasi cosa accada è l’unica che poteva accadere
  3. in qualsiasi momento cominci, è il momento giusto
  4. quando è finita è finita.

 

Come scrive de Luzenberger (2005) “fare un Open Space Technology significa aprire uno spazio di discussione, in cui i partecipanti sono liberi di muoversi scegliendo, in completa autonomia, quando e come contribuire ai lavori. In un Open Space è il gruppo di partecipanti, con le sue diverse individualità, motivazioni ed interessi, a gestire in completa autonomia il proprio lavoro, sia per quanto riguarda i contenuti che per gli aspetti procedurali” (p. 4).

Coerentemente con i presupposti di Alpine Tales descritti sopra, gli organizzatori non hanno il ruolo di conduttori: nell’OST il gruppo si auto-organizza e autoregola. Scegliere questa tecnica come strumento di lavoro rappresenta appunto il tentativo di dar vita a un ambiente di apprendimento che offre condizioni di esperienza, piuttosto che contenuti, nient’affatto predeterminati.

Con le parole di de Luzenberger (ibidem): “Chi conduce un Open Space si trova a fare un lavoro radicalmente diverso da quello a cui un facilitatore è abituato. Deve infatti rinunciare ad esercitare un controllo del gruppo, del processo e dei risultati delle diverse sessioni di lavoro, ed abituarsi a lasciarsi sorprendere da ciò che la passione, l’interesse e l’impegno dei partecipanti produrranno”.

Ad Alpine Tales una sessione di OST apre i lavori: gli organizzatori pongono una domanda ai partecipanti per permettere la formazione dei gruppi e dare avvio alla discussione. La domanda ha a che fare con il tema di Alpine Tales. Nel 2015, per esempio, il tema fu “Construction in Action. Practical Application of Constructivist Theory”; L’Open Space Technology iniziò con la domanda: “quali esperienze possono essere utili per crescere professionalmente attraverso il costruttivismo?”.

Durante la prima sessione plenaria di OST, dalla fase del market place in cui i partecipanti declinano il tema proposto secondo i propri interessi creando dei cluster tematici, si generano i gruppi di lavoro che sono invitati ad approfondire i sottotemi nelle successive sessioni quotidiane di OST.

L’ultimo giorno si concludono i lavori ritornando in sessione plenaria, dove ciascun gruppo presenta agli altri un report che sintetizza le riflessioni condivise.

 

9. Experience Factory

Nell’ultima edizione di Alpine Tales (2017) abbiamo ritenuto importante proporre una modalità di lavoro che, da un lato, conservasse la struttura organizzativa messa a punto nelle precedenti edizioni (momento di apertura in grande gruppo, formazione di piccoli gruppi di lavoro, sessioni parallele in piccoli gruppi, momento conclusivo in grande gruppo), dall’altro permettesse di finalizzare maggiormente l’operatività nei piccoli gruppi. Ispirandoci all’OST delle precedenti edizioni, è stato dato avvio ai lavori tramite una domanda, scritta su un grande cartellone a muro: “cosa sono per te i bisogni?”. Raccolte le risposte di ciascuno, i partecipanti hanno individuato assieme dei cluster, sulla base delle somiglianze e delle differenze tematiche co-costruite tra le risposte. Con l’invito rivolto a ciascuno a scegliere un tema tra i cluster emersi, si sono formati i gruppi di lavoro, ai quali è stato chiesto di pensare una tecnica o un’esperienza di elaborazione degli aspetti del tema approfonditi nel proprio gruppo. Le esperienze o tecniche pensate sarebbero state poi proposte e sperimentate nel gruppo allargato, durante la sessione conclusiva. Questa consegna ha permesso ai partecipanti di organizzare e finalizzare la discussione attorno ad un obiettivo e partecipare con entusiasmo alle sessioni di gruppo. Alla luce di questa scelta, i partecipanti a ciascun gruppo sono stati invitati a rimanere nello stesso gruppo dalla prima sessione all’ultima: della “legge dei due piedi” dell’OST si è dunque mantenuto l’invito alla responsabilità della partecipazione attiva di ciascuno, ma non la possibilità di migrare da un gruppo all’altro. La sessione conclusiva è stata poi una carrellata di esperienze o tecniche che ciascun gruppo, in venti minuti, ha descritto, spiegato e proposto agli altri, facendole sperimentare per intero o in parte. In tal modo, il focus dell’intero lavoro si è spostato, dall’approfondimento di una tematica, alla creazione di esperienze – come in un vero e proprio laboratorio – da elaborare, testare attraverso la sperimentazione ed eventualmente revisionare. Abbiamo dunque denominato questa tecnica “Experience Factory”.

 

10. Conclusioni

Alpine Tales, così come è immaginato e proposto, cerca di incarnare i principi costruttivisti e di renderli prassi. Si tratta di un esperimento in cui la teoria si fa pratica, dove si respira costruttivismo in ciò che ci si trova quotidianamente a fare.

L’apprendimento, il confronto, le relazioni e il fare coesistono e nella continua commistione tra tali dimensioni risiede la peculiarità di Alpine Tales.

Il coinvolgimento in prima persona impedisce a ogni partecipante di tornare a casa a mani vuote: stimoli, spunti concreti, conoscenze, relazioni e consapevolezze sono alcune delle risorse che ci si porta via da Alpine Tales. La rinnovata consapevolezza che ciascuno ha qualcosa da offrire arricchisce l’entusiasmo personale dei partecipanti, così come la possibilità di sperimentare e sperimentarsi nella misura che si sente più consona. Ciascuna delle attività, dalla conduzione di un workshop alla preparazione dei pasti, dal vivere i momenti informali al partecipare ai workshop, dal coordinarsi per le attività domestiche alle discussioni in piccoli gruppi, consente una messa in gioco personale e offre la possibilità di rivedere la propria esperienza, di scoprire qualcosa di nuovo su di sé, sugli altri, sulla teoria e sulla pratica costruttivista. Un mix fortunato di ingredienti, come la location, il ritmo delle giornate, l’originalità dei workshop, il clima che ogni anno si crea tra i partecipanti, rende Alpine Tales un evento vivo, vivace e annualmente atteso.

 

Bibliografia

Antonietti, A. (2003). Contesti di sviluppo-apprendimento come scenari di scuola. In C. Scurati (ed.), Infanzia scenari di scuola, pp. 31-56. Brescia: La Scuola.

Bruner, J. S. (1966). Toward a theory of instruction (Vol. 59). Cambridge, MA: Harvard University Press.

Carletti, A., & Varani, A. (2007). Ambienti di apprendimento e nuove tecnologie. Nuove applicazioni della didattica costruttivista nella scuola. Trento: Erickson.

Cosentino, A. (2002). Costruttivismo e formazione: proposte per lo sviluppo della professionalità del docente. Napoli: Liguori.

Cousinet, R. (1971). Un metodo di lavoro libero per gruppi. Firenze: La Nuova Italia.

Damiano, E. (2004). Insegnare i concetti. Roma: Armando Editore.

Denicolo, P., & Pope, M. (2001). Transformative professional practice: personal construct approaches to education and research. London: Whurr.

Harri-Augstein, E. & Thomas, L. (1985). Self-organized learning: Foundations of a conversational science for psychology, London: Routledge & Kegan Paul.

Kalekin-Fishman, D., & Walker, B. M. (Eds.). (1996). The construction of group realities: Culture, society, and personal construct theory. Malabar, FL: Krieger.

Kelly, G. A. (1955). The Psychology of Personal Constructs, Vol. I-II, New York, NY: Norton.

Lebow, D. (1993). Constructivist values for instructional systems design: Five principles toward a new mindset. Educational technology research and development, 41(3), 4-16.

Owen H. (1997). Open Space Technology: A user’s guide. San Francisco: Berret-Koheler Publishers.

Pope, M., & Denicolo, P. (2001). Transformative Education: Personal Construct Approaches on Practice and Research. London: Whurr.

Triani P. (2002). Il metodo cooperativo. In L. Guasti (a cura di), Apprendimento e insegnamento. Saggi su metodo (pp. 199-238). Milano: Vita e Pensiero.

Wenger, E. (1998). Communities of practice: learning, meaning, and identity. New York, NY: Cambridge University Press.

 

Sitografia

de Luzenberger G. (2005). Breve guida all’uso dell’Open Space Technology . Disponibile da https://transitionitalia.files.wordpress.com/2012/08/ost_breveguida.pdf

http://www.openspaceworld.com

Note sugli autori

 

Susan Bridi

Società Costruttivista Italiana

susan.bridi@gmail.com

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento costruttivista. Svolge attività di consulenza e psicoterapia individuale, oltre che di formazione in gruppo per aziende e équipes di lavoro. È dottoressa di ricerca in Scienze Sociali e coordina il Centro di Ricerca e Documentazione Costruttivista dell’Institute of Constructivist Psychology. Le interessa l’ambito della comunicazione e le piace inventare nuovi modi per raccontare la Psicologia dei Costrutti Personali “con le parole degli altri”.

 

Chiara Lui

Società Costruttivista Italiana

chiaralui@gmail.com

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento costruttivista, Codidatta presso l’Institute of Constructivist Psychology di Padova e membro del consiglio direttivo della Società Costruttivista Italiana. Si occupa delle persone nelle loro relazioni, nella ricerca continua di tradurre i presupposti costruttivisti in occasioni di esperienza e di cambiamento. Come psicoterapeuta in libera professione incontra quotidianamente adulti, adolescenti e bambini. In ambito formativo collabora con diverse realtà associative in attività di consulenza e formazione, coordinamento e supervisione di progetti sociali.

 

Veronica Mormina

Società Costruttivista Italiana

veronica.mormina@gmail.com

Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Costruttivista. Svolge attività privata in ambito clinico, ricevendo adulti, adolescenti e coppie, in un clima di comprensione e costruzione condivisa di alternative percorribili. Collabora con strutture pubbliche in ambito psichiatrico dove conduce gruppi di riabilitazione rivolti ai giovani. Si interessa di dipendenze affettive, psicologia della salute e relazioni.

 

Giovanni Stella

Società Costruttivista Italiana

gio_stella@yahoo.it

Psicologo e psicoterapeuta ad orientamento costruttivista, lavora in un servizio pubblico per le disabilità e svolge attività privata in provincia di Treviso. È Codidatta della Scuola di Psicoterapia dell’Institute of Constructivist Psychology di Padova e membro del consiglio direttivo della Società Costruttivista Italiana. È particolarmente interessato a creare nuove forme di esperienze formative capaci di incarnare profondamente e rigorosamente la teoria costruttivista.

 

Note

  1. Per un maggiore approfondimento sulle passate edizioni di Alpine Tales si invita il lettore a visitare il sito http://www.costruttivismo.it/
  2. For more information on Alpine Tales’ past editions please visit the website http://www.costruttivismo.it/
  3. Owen, H. (1997). Open Space Technology: A user’s guide. San Francisco: Berret-Koheler Publishers.
  4. de Luzemberger, G. (2005). Breve guida all’uso dell’Open Space Technology. Disponibile su https://transitionitalia.files.wordpress.com/2012/08/ost_breveguida.pdf)
  5. Si veda http://www.openspaceworld.com.