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Attività genitoriale

di James C. Mancuso

Parenting activity

Traduzione a cura di

Davide Scapin e Cecilia Pagliardini

Abstract

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Per affrontare le questioni relative all’attività genitoriale uno psicologo dei costrutti personali dovrebbe in primo luogo sviluppare con attenzione la struttura teorica sottesa agli approcci costruttivisti relativi alle spiegazioni del funzionamento psicologico. La Psicologia dei Costrutti Personali di George Kelly (1991/1955) e le sue spiegazioni in merito alle implicazioni del postulato fondamentale e dei corollari della sua teoria possono fornire la base da cui partire per discutere i processi psicologici coinvolti nell’attività genitoriale.

 

Dopo aver acquisito la base teorica necessaria, un teorico dei costrutti personali sosterebbe la seguente affermazione: ogni aspetto della genitorialità coinvolge riflessioni relative ai sistemi di costrutti sia dei genitori che della persona verso cui è diretta l’attività genitoriale.

 

Seguendo la teoria di Kelly (1991/1955), un teorico dei costrutti personali lavorerebbe partendo dal postulato fondamentale: “i processi di una persona sono psicologicamente canalizzati dai modi in cui essa anticipa gli eventi” (p. 32). I teorici, elaborando questo postulato, lo hanno trovato utile per discutere delle anticipazioni nei termini di come una persona costruisce, momento per momento, narrazioni anticipatorie. Quelle narrazioni, costruite a partire dai sistemi di costrutti personali della persona, canalizzano la sua attività verso il raggiungimento dei risultati attesi in base alla narrazione.

 

L’attività genitoriale, come ogni attività di una persona, dipende dal sistema di costrutti che i genitori usano per costruire le proprie definizioni di ruolo, che inseriscono nelle loro narrazioni anticipatorie (vedi Mancuso, 1996). Partendo dai loro sistemi di costrutti, le persone generano costruzioni per riempire ogni spazio dei loro racconti di anticipazione: l’evento iniziale, il ruolo che è svolto dal sé come protagonista nella narrazione, i risultati delle azioni del sé come protagonista, e così via. Per esempio, ogni volta che un genitore compie una qualsiasi azione palese che riguarderà in qualche modo suo/a figlio/a, egli costruisce una narrazione anticipatoria, in cui ogni oggetto ed evento nel racconto è rappresentato da una costruzione (uno psychollage[1]) che il genitore costruisce a partire dal sistema gerarchicamente ordinato di costrutti bipolari, che può recuperare dal proprio sistema psicologico. Anche se tutti gli elementi di una narrazione anticipatoria devono essere costruiti in modo da dirigere adeguatamente la condotta verso il risultato che è specificato nella narrazione di anticipazione, i due elementi più importanti nella narrazione sono lo psychollage che rappresenta il protagonista (il sé come attore) nella narrativa auto-diretta, e lo psychollage che rappresenta il risultato impostato nella narrazione anticipatoria.

 

Nelle narrazioni genitoriali, l’impostazione dello psychollage che definisce il sé nell’attività genitoriale dipende dai costrutti auto-definenti che il genitore-come-attore utilizza per costruire gli psychollages che definiscono il sé. Ad esempio, si considerino quei genitori che non riescono a collocare il proprio sé lungo un costrutto come rifiutante/accettante-accogliente. Un teorico si aspetterebbe che la loro condotta guidata-dalla-narrativa producesse nel sistema di costrutti di un bambino cambiamenti ampiamente differenti dai cambiamenti prodotti da quei genitori che sono in grado di usare il costrutto sopraindicato. È improbabile che i genitori che non riescono a inquadrare le psychollages di loro stessi in termini di rifiuto/accettazione, considerino i risultati del loro comportamento essere dipendenti dalla percezione che i figli avranno circa il fatto che l’attività dei loro genitori segnali o meno il loro rifiuto.

 

Lo stato di sviluppo del sistema di costrutti personali del bambino – il risultato finale di tutte le narrazioni anticipatorie di genitorialità – rappresenta inevitabilmente il criterio ultimo di successo o fallimento dell’attività genitoriale. Tutta l’attività genitoriale può essere vista come avente un effetto sul sistema di costrutti personali del bambino. Ogni risultato che i genitori creano nelle loro narrative di auto-guida, mentre interagiscono con i propri figli, dipenderà dalla misura in cui il genitore riuscirà a costruire con successo i processi di costruzione del bambino. Tale successo nella costruzione dei processi di costruzione del bambino faciliterà gli sforzi per promuovere dei cambiamenti nel sistema di costrutti dello stesso.

 

La maggior parte degli innumerevoli articoli sulle attività genitoriali riguardano le azioni disciplinari del genitore. È utile pensare ai provvedimenti disciplinari nei termini di interazioni genitore/figlio che coinvolgono i sistemi di costrutti sia del bambino che del genitore. Per spostare l’attenzione a quei sistemi di costrutti, è consigliabile abbandonare il termine provvedimento disciplinare e parlare delle interazioni genitore/figlio come scenari (Mancuso e Lehrer, 1986). Uno scenario di rimprovero si verifica ogni volta che il bambino attua comportamenti che invalidano gli psychollages del genitore, relativi al figlio a carico, di bambino che si comporta in modo appropriato. Un rimprovero efficace, dalla prospettiva dei costrutti personali, comporterebbe una particolare attenzione ai modi in cui il comportamento del bambino invalida lo psychollage dei genitori relativo al bambino “che si comporta bene”. Per inquadrare la risultante azione di rimprovero del genitore in accordo alla teoria dei costrutti personali, si dovrebbe rivolgere l’attenzione a come il sistema di costrutti del bambino si modifica in relazione al rimprovero. L’esito delle azioni della persona che rimprovera potrebbe, idealmente, indurre il bambino a costruire uno psychollage auto-definente che lo porti ad impegnarsi in comportamenti che il genitore considera come appropriati. Ad esempio, se un bambino si impegnasse in un comportamento che danneggia fisicamente suo fratello, quel comportamento andrebbe a disconfermare lo psychollage del genitore rimproverante relativo al proprio bambino come “buono” o che si comporta in modo appropriato. L’obiettivo del genitore che rimprovera il bambino aggressivo potrebbe essere quello di apportare un cambiamento nel sistema di costrutti del bambino – un cambiamento che renderebbe improbabile (da parte del bambino) una definizione di se stesso come aggressivo, al fine di raggiungere i risultati delle sue narrative anticipatorie.

 

Osservando i genitori, uno psicologo dei costrutti personali raramente si aspetterebbe di trovare un genitore che riflette sulla sua attività di rimprovero in termini di cambiamento di costrutto. Tuttavia, uno psicologo dei costrutti personali affermerebbe che la messa in atto del proprio ruolo da parte di un genitore, come specificato nella narrativa di rimprovero che lui/lei creerà, apporterà un cambiamento nel sistema di costrutti del bambino; ed è solo attraverso tali cambiamenti che il bambino tralascerà i comportamenti indesiderati per poi impegnarsi in quelli considerati desiderabili. L’auspicata modifica nel sistema di costrutti del bambino rimproverato comporterà l’impossibilità per quel bambino di costruire se stesso come “buono” e allo stesso considerarsi una persona che fa male a suo fratello.

 

Chi adotta l’approccio dei costrutti personali nei confronti dell’attività genitoriale può comodamente esprimere riguardo ad essa un risultato complessivo desiderato. Ovvero lo sviluppo di una persona che è pienamente in grado di tenere conto dei sistemi di costrutti degli altri, mentre è impegnato in azioni che interessano altre persone. Anche se questo risultato complessivo potrebbe sembrare specifico per le formulazioni di uno psicologo dei costrutti personali, un’attenta analisi di questo obiettivo indicherebbe che esso coincide con, o si sovrappone, al tipo di obiettivi che altri specialisti dello sviluppo hanno auspicato come risultato finale dell’attività genitoriale.

 

Ad esempio, molti esperti dello sviluppo del bambino hanno lavorato secondo la prospettiva teorica proposta da Piaget (1932). In accordo con essa gli specialisti dello sviluppo consigliano ai genitori di suggerire ai propri figli di prendere in considerazione i vari modi in cui le persone interpretano le situazioni in cui potrebbe essere applicata una regola. Essendo in grado di prendere in considerazione le costruzioni degli altri, la persona potrà valutare le fonti di conflitto sociale secondo i modi con cui le persone che vi interagiscono interpretano le situazioni in cui il conflitto è nato.

 

L’obiettivo dello psicologo dei costrutti personali sarebbe anche compatibile con l’obiettivo raccomandato da quegli psicologi che desiderano lo sviluppo di persone “compassionevoli”. Più precisamente, l’attività genitoriale dovrebbe portare allo sviluppo di una persona che sia in grado di capire come le regole derivino da un accordo sociale sui modi in cui gli eventi dovrebbero essere interpretati. Così, la persona efficace saprà che alcune persone potrebbero avere difficoltà a interpretare gli eventi considerati utilizzando degli psychollages che coincidono con gli psychollages che ricevono l’approvazione sociale. Inoltre, rendendosi conto che le regole sono modi di interpretare eventi e oggetti concordati socialmente, una persona efficace saprà anche che può fare degli sforzi per modificare le psychollages che ricevono l’approvazione sociale.

 

L’uso della Psicologia dei Costrutti Personali per discutere l’attività dei genitori, poi, guida i teorici a considerare il cambiamento dei costrutti personali come l’aspetto centrale dell’attività genitoriale. L’uso della Psicologia dei Costrutti Personali suggerisce ai teorici e agenti del cambiamento di tener conto dei sistemi di costrutti a partire dai quali i genitori costruiscono la propria auto definizione di ruolo quando si impegnano in attività genitoriali. Gli psicologi dei costrutti personali, quindi, definirebbero l’attività di cambiamento del comportamento nei termini dei modi in cui i caretaker creano la propria narrazione di auto definizione partendo dai propri sistemi di costrutti personali. I processi di rimprovero verrebbero quindi discussi in accordo alle modalità con cui l’attività di rimprovero viene diretta verso il sistema di costrutti esistente del bambino e (secondo) i cambiamenti che in quel sistema devono essere prodotti dal rimprovero. Uno psicologo dei costrutti personali penserà ai risultati finali dell’attività genitoriale nei termini dello sviluppo di una persona che è in grado di prendere in considerazione, nella sua ecologia sociale, i sistemi di costruzione e gli psychollages utilizzati da altre persone. Un elemento cruciale nella comprensione dei sistemi di costrutti delle altre persone consiste nell’aver compreso che le regole rappresentano gli eventi socialmente condivisi.

 

Bibliografia

Kelly, G. A. (1991/1955). The psychology of personal constructs. New York: Routledge (Original work published 1955).

Mancuso, J. C. (2000). Key signifiers of a constructivist psychological theory. Consultato da: http://www.capital.net/~mancusoj/pcpsigfr.html

Mancuso, J. C. (1996). Constructionism, personal construct psychology, and narrative psychology. Theory and Psychology, 6, 47-70.

Mancuso, J. C. & Lehrer, R. (1986). Cognitive processes during reactions to rule violation. In R. Ashmore, & D. Brodzinsky (Eds.). Thinking about the family: Views of parents and children (pp. 67-93). Hillsdale, N. J: Lawrence Erlbaum Associates.

Piaget, J. (1932). The moral judgment of the child (M. Gabain, trans.). London: Kegan Paul. (Original work published 1932).

Fonte originale:

http://www.pcp-net.org/encyclopaedia/parenting.html

 

Ringraziamo gli Editori Jörn Scheer e Beverly Walker per aver gentilmente concesso la pubblicazione della traduzione delle voci contenute in “The Internet Encyclopaedia of Personal Construct Psychology” sulla Rivista Italiana di Costruttivismo.

 

  1. Vedi Mancuso (2000), per l’opportunità di utilizzare il termine psychollage, piuttosto che il termine costruzione per indicare una rappresentazione interna di un oggetto o di un evento.