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Editoriale

di

Massimo Giliberto

Direttore Responsabile

Abstract

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La Rivista Italiana di Costruttivismo è giunta al suo quarto numero. Era prevedibile ma, francamente, non era scontato. Le difficoltà, da me stesso anticipate nell’editoriale del primo numero, non erano né poche né trascurabili. Tutti coloro che vi ci sono impegnati hanno fatto un lavoro ottimo, sperimentando, anche nel contesto dell’attività redazionale, un approccio coerentemente costruttivista. La collaborazione è fondata sul rispetto della visione altrui, e questo è proprio un fondamento radicale del costruttivismo. Senza questa coralità, fatta di molti apporti e fatiche diverse, oggi non saremmo qui o ci saremmo con difficoltà maggiore. Invece, questa piccola rivista – prima in Italia nel suo genere – nata per passione e scommessa di un gruppo di folli, è diventata un punto di riferimento ed è cresciuta. I numeri, una volta tanto, parlano e ci dicono che 743 iscritti e 3089 download sono un bel traguardo per una pubblicazione che possiamo ancora definire giovane. Numeri questi, peraltro, in costante incremento.

 

Un punto di riferimento, dicevo, non solo per psicoterapeuti e psicologi: il costruttivismo è un paradigma epistemologico trasversale a molte discipline e ispira più di un approccio teorico. L’idea è quella di un sapere fatto di molti saperi connessi. Sicché, per esempio, il numero scorso è stato interamente dedicato alla figura di Silvio Ceccato, anche con il contributo di alcuni fra i suoi più interessanti ex-allievi che ci hanno accompagnato in un viaggio attraverso più discipline, dalla didattica alla musica. Cosa c’entra la musica con la didattica, la linguistica o la psicoterapia? In anni giovanili frequentai l’unico corso allora esistente di Storia delle Idee alla Sorbona, e ricordo come le “idee” fossero paragonate a onde che si incrociavano e si mescolavano, percorrendo vari domini di conoscenza e di vita. Oggi direi che la conoscenza ha una proprietà sistemica che nessuno può ignorare per le sue conseguenze concrete, nemmeno (o tantomeno) lo psicoterapeuta.

 

Questo numero della Rivista è particolarmente – ma non esclusivamente – focalizzato sulla Psicologia dei Costrutti Personali e ospita anche, fra gli altri, contributi originali di autori stranieri. Questo testimonia dell’attenzione che il costruttivismo italiano, in particolare quello che si è sviluppato entro la cornice della Psicologia dei Costrutti Personali, suscita nei nostri colleghi non-italiani e della rilevanza che essi vi attribuiscono. Del resto, uno degli scopi dichiarati della Rivista è proprio quello di rendere fruibile (o più fruibile) il lavoro dei nostri colleghi stranieri. Fra questi merita una particolare menzione, per il suo valore storico oltre che teorico – senza nulla togliere agli altri contributi, di autori italiani e non – la prima traduzione in italiano del celeberrimo lavoro di Dennis Neil Hinkle, The change of constructs from the viewpoint of a theory of construct implications, la tesi di dottorato – pubblicata la prima volta in inglese nel 2010 in Personal Construct Theory & Practice[1] – più citata nella letteratura della Psicologia dei Costrutti Personali. Mi piace ricordare che, contattato dalla Redazione pochi mesi prima di lasciarci, Dennis Hinkle aveva espresso il suo entusiasmo per il nostro progetto. Abbiamo fatto appena in tempo a sfiorarlo e percepirne la genuina gentilezza: un tocco magico. Come le nostre vite, i saperi, le narrazioni si accostano e si connettono, si intrecciano e scorrono, confluiscono e si sciolgono.

 

Forse non è un caso che Nora Bateson, in un’intervista su suo padre Gregory e il suo rapporto con lui contenuta in questo numero, ci racconti proprio questo tipo di storia[2].

 

Può, infine, talvolta capitare che una rivista come questa si trovi all’incrocio di questi saperi e di queste storie, ne raccolga il senso e lo testimoni… Non è, in fondo, proprio questo il nostro intento?

 

Buona lettura.

 

Note

  1. Personal Construct Theory & Practice, 7, Suppl.No 1, 1-61, 2010.
  2. L’intervista è il risultato della collaborazione tra il Centro Padovano di Terapia della Famiglia (CPTF) e l’Institute of Constructivist Psychology (ICP) e sarà pubblicata anche in Connessioni. Rivista di Consulenza e Ricerca sui Sistemi Umani, sul Numero 34.