Tempo di lettura stimato: 5 minuti
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Editoriale

di

Francesco Velicogna

Direttore Scientifico

Abstract

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Tertium datur! 

 

 

La Rivista Italiana di Costruttivismo è giunta al terzo numero che il lettore può consultare online.

Quando abbiamo iniziato l’impresa di pubblicare una rivista scientifico-professionale di Costruttivismo in italiano, ci chiedevamo quanti numeri avremmo potuto editare e quanto successo di diffusione e di discussione avremmo potuto ottenere. Infatti il panorama delle riviste cartacee in italiano nel campo della psicologia (e non solo), quanto a diffusione e a capacità di suscitare dibattito, non è per niente rassicurante e sotto certi aspetti non fornisce prospettive rosee.

 

L’impegno della redazione e del comitato scientifico ha consentito di consolidare l’avvio della rivista con un numero che ci rende in primis orgogliosi.

 

Nei numeri precedenti, infatti, avevamo pubblicato vario materiale, omogeneo dal punto di vista della Psicologia dei Costrutti Personali di George A. Kelly, in parte costituito da traduzioni di articoli precedentemente comparsi in lingua inglese su riviste straniere. Con questo numero possiamo contare su una notevole originalità, che caratterizza il Leitmotiv degli articoli pubblicati.

 

Attraverso il lavoro di esplorazione e di contatto portato avanti dalla redazione, ci siamo come imbattuti in una sorta di risorgiva carsica (ci si conceda la metafora) della scienza e della cultura italiana, e ci siamo immersi in essa. Stiamo parlando del Centro di Metodologia e Analisi del Linguaggio e della Scuola Operativa Italiana, denominazioni adatte a comprendere i gruppi di ricerca e di apprendimento dei collaboratori e degli amici che si stringevano intorno a Silvio Ceccato negli innumerevoli campi di interesse che caratterizzavano questo vero e proprio genio oggi a rischio di oblio: epistemologia, filosofia, cibernetica, musica, arti visive, linguistica, semiotica, psicologia, pedagogia, tanto per citarne alcuni alla rinfusa.

 

La rilevanza di questo numero della rivista, comunque, non riguarda solo il recupero di un indirizzo teoretico di cui ancora non si è esaurita la spinta euristica, ma investe anche gli ambiti concreti in cui la metodologia ceccatiana si è di volta in volta messa alla prova. Il comitato scientifico e la redazione si sono trovati di fronte a una piacevole sorpresa: non solo, da psicologi e psicoterapeuti, si é riscoperto un approccio al “conoscere”, ad una epistemologia fresca e innovativa, emergente nell’ambito di una cultura italiana che si connota spesso per un notevole conservatorismo e per una marcata tendenza all’importazione acritica di modelli e metodi, ma si è trovata intatta una fertilità applicativa che la produzione di Ceccato ha facilitato nel momento in cui scienziati, pensatori, storici, musicisti, artisti hanno cominciato ad interagire con questa figura vulcanica nello sviluppo di nuove prospettive. Scorrendo l’indice il lettore potrà verificare l’ampiezza degli ambiti di interesse di Ceccato, nonché la carica innovativa delle sue osservazioni. Va rilevato che, a pregio della rivista e a dispiacere per la cultura del nostro Paese, molti dei materiali di Ceccato qui presentati hanno carattere di inedito, testimoniando quanto ancora si debba operare per valorizzare le elaborazioni ceccatiane.

 

Insieme allo stupore per l’ampiezza e l’originalità dei contenuti, la redazione ha però dovuto condividere un forte senso di risentimento a mano a mano che il lavoro editoriale procedeva.

 

Infatti il 2014 rappresenta il primo centenario della nascita di Silvio Ceccato, che era nato a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza il 25 gennaio del 1914.

 

Fieri di poter celebrare una ricorrenza così importante per una figura chiave della cultura italiana, ci si è nel contempo risentiti per il silenzio (o la superficialità) che giornali, industria culturale, reti telematiche, mezzi di comunicazione di massa in genere, hanno adottato di fronte alla ricorrenza.

 

Per noi questo silenzio è un segnale della crisi di identità e del disorientamento che la cultura del nostro Paese sta attraversando. E un po’ ce ne vergogniamo.

 

Riteniamo che cercare di tenere vivo e presente il messaggio impegnativo e portatore di consapevolezza operativa di Ceccato sia un contributo doveroso di fronte a tale crisi e disorientamento.

 

Non desideravamo che tra qualche anno, magari in lingua inglese o spagnola o cinese, qualcuno recuperasse le innovazioni del Nostro, segnalando agli Italiani che avevano avuto a disposizione una mente leonardesca e non ne avevano tratto alcun vantaggio, come spesso purtroppo avviene.

 

Silvio Ceccato deve rimanere nella considerazione delle nostre comunità professionali e scientifiche, per aiutarci a non commettere, dopo “L’Errore dei Filosofi”, come indicato nel 1974 da Giuseppe Vaccarino, l’Errore degli Psicologi, dei Cibernetici, dei Musicisti, etc.

 

Un primo compito potrebbe essere quello di valorizzare sul piano storiografico l’ampiezza e la rilevanza del suo contributo dentro il grande e contemporaneo fiume del Costruttivismo, sottraendolo all’inabissamento carsico attuale. In Italia una delle scarse menzioni del contributo della Scuola Operativa alla psicologia dei processi cognitivi e alla filosofia della scienza fu fatta nel 1992 da Luciano Mecacci nella sua “Storia della psicologia del Novecento”.

 

Ceccato non avrebbe certo apprezzato l’idea di essere incluso in un qualche “-ismo”, Lui che i campi del sapere letteralmente se li sapeva “inventare”: dopo la Prima Cibernetica – la Robotica, cibernetica degli automi – e dopo la Seconda Cibernetica – la Bionica, cibernetica della riproduzione con macchine delle funzioni bio-fisiologiche – aveva impostato la Terza Cibernetica, denominandola Logonica, con l’obiettivo di realizzare la macchina pensante grazie all’efficacia delle analisi operative delle funzioni mentali.

 

Ma forse è un prezzo che la sua memoria deve pagare, pur di restituire alle generazioni giovani un Autore e un Utopista di tale portata.

 

E d’altra parte, uno dei principali sodali del gruppo dei cibernetici attorno a Ceccato, Ernst Von Glasersfeld, in un lavoro del 1999 su “Il Costruttivismo e le sue Radici”, aveva individuato tre grandi rami di questo indirizzo: quello Cibernetico, in particolare con Heinz von Foerster; quello Psicologico, con Jean Piaget; e quello Operazionista, con Silvio Ceccato…

 

È infine un piacere informare i lettori che varie persone amiche e familiari di Silvio Ceccato tutt’ora detengono numerosi Suoi materiali inediti che coprono settori di analisi operativa (o di sperimentazione innovativa) che varrà la pena di sistemare editorialmente e di pubblicare nei prossimi anni attraverso i nuovi mezzi di diffusione del sapere.  In questa occasione desideriamo ringraziare di cuore chi ci ha fornito articoli, suggerimenti e osservazioni e ci ha incoraggiato in questi mesi: Daniela Pogliani, Riccarda Silicani, Bruna Zonta, Felice Accame, Pier Luigi Amietta, Renzo Beltrame, Gianclaudio Lopez, Pino Parini, Gian Piero Zarri, Gastone Zotto.

 

Nel 1951, a 37 anni, Silvio Ceccato pubblicò il suo primo libro con l’ironico titolo “Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff”, presso le Éditions Hermann di Parigi nella collana Actualités Scientifiques et Industrielles che annoverava tra i propri autori, tra gli altri, Albert Einstein, Gaston Bachelard, Jean-Paul Sartre.

 

Con questo numero speriamo di tenere viva e di dare continuità alla Sua storia editoriale che conta decine di volumi e centinaia di articoli lungo sessant’anni… Buona lettura a tutti!