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Doing PCP

L’esperienza e la storia di Beverly Walker[1]

Doing PCP

The experience and the story of Beverly Walker

A cura di

Elena Bordin

Institute of Constructivist Psychology

Abstract

Beverly Walker è professore associato onorario presso l’Università di Wollongong, Australia. Le sue pubblicazioni (redatte insieme a David Winter) includono The elaboration of Personal Construct Psychology, Annual Review of Psychology, 2007, 58, 453-477, volumi co-prodotti come Personal Construct Methodology (2012), The Construction of Group Realities: Culture, Society and Personal Construct Theory (1996) e Internet Encyclopaedia of Personal Construct Psychology. Si evince il suo impegno nel continuare a sviluppare la teoria negli articoli e nei lavori che continua a pubblicare.

Beverly M. Walker is Honorary Associate Professor of Psychology at the University of Wollongong, Australia. Her publications include (with David Winter) The elaboration of Personal Construct Psychology, Annual Review of Psychology, 2007, 58, 453-477, co-edited volumes Personal Construct Methodology (2012),The Construction of Group Realities: Culture, Society and Personal Construct Theory (1996) and The Internet Encyclopaedia of Personal Construct Psychology. Her commitment to developing the theory it is shown in her articles and writings she continues to produce.

Keywords:
Psicologia dei Costrutti Personali, esperienza, insegnare, George Kelly | Personal Construct Psychology, experience, teaching, George Kelly
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Professoressa Walker grazie per averci concesso questa intervista.

Cos’è la PCP per lei e quando l’ha incontrata per la prima volta?

È una teoria utile e divertente. Mi è stata introdotta velocemente durante la laurea triennale e, successivamente, l’ho ritrovata quando sono stata tutor part-time in un corso di Teoria della Personalità, mentre concludevo il dottorato all’Università di Sydney. Dopo la laurea ho svolto qualche lezione alla Macquarie University, tra gli altri anche in un corso organizzato da Linda Viney che, nel suo corso sulla Personalità, dava alla PCP un ruolo molto più prominente rispetto a ciò che avveniva alla Sydney University, dove invece era enfatizzata la psicoanalisi. Sono poi diventata Lettore all’Università di Wollongong e ho iniziato ad insegnare: insegnare qualcosa è un buon modo per migliorare la propria comprensione della materia.

Ho iniziato ad interessarmi alla critica femminista della psicologia negli anni ’70-’80, e alla natura, densa di significato, della ricerca e delle metodologie. Per esempio qualcuno di cui ho veramente apprezzato il lavoro era Jean Baker Miller, una psicoterapeuta di Boston, che ha scritto un lavoro importante, e abbastanza accessibile, sulla psicologia e le donne[2]. Lei era particolarmente interessata alle relazioni di potere, e parlava di cose complicate con un linguaggio accessibile… Un aspetto centrale della critica femminista alle principali teorie psicologiche era il voler minare l’idea del dato come qualcosa di oggettivo. Molte teorie riguardavano principalmente uomini, ma non uomini e donne, e un esempio evidente ne è la teoria dello sviluppo di Erikson. Inoltre i partecipanti alla ricerca erano principalmente maschi e in questo modo teorie influenti non erano necessariamente determinanti per le donne.

Questa critica mi ha fornito un’analisi di ciò che non funzionava in psicologia ma non mi ha indicato come procedere. La PCP, invece, mi ha mostrato quel percorso.

 

Chi sono stati i suoi mentori?

Il mio mentore principale all’interno di una prospettiva PCP è stata Fay Fransella. Lei mi ha permesso di insegnare in molti corsi offerti dal Centro per la Psicologia dei Costrutti Personali che gestiva a Londra, e ha creduto in me facendomi condurre qualche lavoro nelle organizzazioni per il centro. Ho trovato particolarmente interessante vedere come veniva insegnata la materia, piuttosto che cosa era insegnato.

Ho imparato che dovevi fare PCP per poterla profondamente capire, usandola per insegnare, apprendere, e applicandola alla tua vita quotidiana.

Il mio lavoro è stato largamente incoraggiato dal Personal Construct Group di Wollongong, attivo da circa 30 anni, creato inizialmente da Linda Viney. Il gruppo di lavoro era costituito da uno staff (Linda, Peter Caputi, Nadia Crittenden ed io), dottorandi, allievi meritevoli, e studenti universitari. Piuttosto che presentare lavori conclusi, noi parlavamo dei problemi che via via affrontavamo e degli aspetti che non comprendevamo. Questo è stato un modello davvero importante per chi stava imparando a fare ricerca, e permetteva a noi[3] di addentrarci in aree che altrimenti non avremmo esplorato.

 

Cosa significa per lei fare PCP mentre la si insegna?

Credo di aver imparato molto sul fare PCP da Fay e da chi lavorava al Personal Construct Centre a Londra, inclusa anche Helen Jones. Invece di insegnarti qualcosa loro ti mettevano sempre nelle condizioni di fare esperienza: stavi sempre elicitando costrutti, facendo laddering, lavorando sull’allentamento e il restringimento etc… Non si trattava solo di imparare delle cose o osservare dimostrazioni[4]. Eri incoraggiato a mettere in pratica la PCP, ad estenderla alla tua vita personale al di fuori dell’accademia. La PCP era usata principalmente in contesti clinici e di counselling, ma io non lavoravo in quegli ambiti.

Io ho cercato aspetti che potevo considerare in termini PCP e uno di questi è stato il viaggiare. Gli australiani viaggiano molto, devono farlo, e quando ho iniziato ad interessarmi alla PCP è stato davvero utile andare alle conferenze all’estero. Così ad esempio ho scritto un paio di lavori su cosa succede quando si viaggia, un’area in cui ho applicato la PCP. Ho scritto un altro lavoro sulla riflessività e sulla supervisione alla ricerca. Molte persone si occupano di supervisione clinica ma pochi analizzano cosa succede quando si supervisiona una ricerca da una prospettiva PCP. Ecco, queste sono alcune delle aree, anche se non personali, dove io ho utilizzato la PCP, aree in cui ho scritto ciò che pensavo o ciò che ho imparato. A volte aiuta scrivere un paper perché ti permette di avere un’idea più chiara della materia.

 

Quali aspetti della PCP l’hanno colpita di più? Perché?

Avendo insegnato Teoria della Personalità per circa 40 anni, la PCP e la Psicoanalisi mi sembrano essere le sole teorie che si applicano al maggior numero di aspetti della mia vita quotidiana. Entrambe queste teorie, nel modo in cui possono essere applicate, sono estensive e di grande portata.

 

Cosa manca secondo lei nella PCP?

Alcuni settori della presentazione originale di Kelly erano poco sviluppati principalmente perché il suo obiettivo e la sua expertise erano clinici. Questi includono l’area sociale, i processi nei bambini e il non-verbale. Uno sforzo successivo è stato fatto per sviluppare ed elaborare queste aree, tuttavia dovrebbero esserci ulteriori propositi a riguardo.

 

Leggendo il suo lavoro sembra che si sia impegnata nello sviluppo della teoria: com’è nato questo interesse?

Io non sono un clinico o un counsellor formato. Anche se la maggior parte del mio interesse ha implicazioni cliniche, ho dovuto trovare altre aree da esplorare, per contribuire allo sviluppo della PCP. Inizialmente ho lavorato per rendere operativa ed esplorare la dipendenza e altri aspetti sociali. Ho anche lavorato per espandere il focus di pertinenza della teoria, scrivendo su qualcosa di molto vicino al mio cuore – il viaggiare – e sulle supervisioni alla ricerca, che non è poi così diverso dal counselling. Ma c’erano anche aree della teoria di Kelly che necessitavano di essere riviste, specialmente i suoi commenti sui disordini. Molti degli esempi dei problemi che egli presenta non ricadono nella definizione data di disordine, anche se è certamente problematico persistere a guardare il mondo in modi già ripetutamente invalidati.

Inoltre alcune persone hanno considerato il lavoro di Kelly come una bibbia troppo prontamente, e questo è ciò che egli stesso non avrebbe voluto. Proprio di recente ho scritto una biografia su di lui per un’enciclopedia e ho trovato l’esperienza molto interessante in quanto non avevo realizzato il suo debito alla psicoanalisi e quanto erano ben sviluppate alcune sue idee prima della Seconda Guerra Mondiale.

Vorrei raccontare con un esempio uno degli aspetti interessanti che ho imparato su Kelly. Quando aveva 9 o 10 anni non poteva andare a scuola con facilità perché viveva in una zona isolata e con pochi servizi. Lui, a quell’età, ha ricostruito la carrozzeria e il motore di una macchina in modo tale da poterci andare. È un’eccezionale sorta di iniziativa o esempio di aggressività. L’esperimento non ha funzionato completamente ma fu eccezionale per un bambino di quell’età. Egli non lasciava che gli ostacoli fossero un impedimento nella sua strada ma lavorava per superarli: ritengo che abbia mostrato molta iniziativa.

La zona in cui è cresciuto era molto simile a quella in cui ha iniziato ad insegnare e ha sviluppato la sua clinica “viaggiante”. Era un uomo molto pratico e non si lasciava abbattere dalle barriere e dagli ostacoli.

 

Alcuni teorici e nomi di spicco della Teoria dei Costrutti Personali e del Costruttivismo sono preoccupati del futuro della teoria e del suo utilizzo: avendo lavorato per sviluppare questa teoria, cosa ne pensa? Qual è il futuro della PCP?

Non conosco la risposta a questa domanda. Credo che attualmente siamo all’interno di un movimento generale di allontanamento dalle principali teorie psicologiche, verso teorie più specifiche, o mini-theories.

Inoltre dobbiamo assicurarci che ci siano persone che insegnino la teoria, non solo che la pratichino.

A mio parere, in molti paesi occidentali a causa di un bias verso approcci cognitivo comportamentali, rinforzato dai principali enti psicologici, chi entra nell’accademia ha bisogno di avere un expertise aggiuntivo in aree come la statistica o la psicologia delle organizzazioni.

 

Professoressa Walker la ringraziamo per il tempo concesso a questa intervista e per la disponibilità nel condividere il suo pensiero e le sue idee con noi.

Grazie a voi.

 


 

Professor Walker thank you for agreeing to this interview.

What PCP means to you and when did you first meet PCP?

It’s fun and it’s useful. I had a cursory introduction during my undergraduate degree and then as a part-time tutor in a course on Personality Theory while completing my PhD at Sydney University. When I finished my postgraduate scholarship I had a brief time tutoring at Macquarie University, including in a course organised by Linda Viney who gave PCP a more prominent role in her Personality course than had been the case at Sydney University, where the emphasis was psychoanalysis. I then became a lecturer at Wollongong University and started teaching. Teaching something is good for improving one’s understanding of an area.

I became very interested in the feminist critique of psychology in the 1970’s and 80’s, and the value-laden nature of research and methodologies. An example of someone whose work I liked particularly was Jean Baker Miller, a psychotherapist in Boston, wrote an important, quite easily accessible book, about psychology and women[5]. She was particularly interested in power relationships. She wrote about complicated things but in an everyday kind of language… But a central issue from the feminist critique of mainstream psychology was the undermining of the view that data is objective. Lots of the theories were just about men and were not about men and women. An obvious example is Erikson’s theory of development. Further, research participants were mostly male and so the influential theories were not necessarily relevant to women.

The critique left me with an analysis of what was wrong with psychology, but didn’t give me a way forward. PCP provided me with that path.

 

Who have been your mentors?

My main mentor from a PCP perspective was Fay Fransella. She allowed me to do many of the courses on offer at the Centre for Personal Construct Psychology that she ran in London and also trusted me to do some work for the centre in organisations. I particularly found it interesting to see how it was taught, even more so than what was taught.

I learned that you needed to do PCP in order to really understand it, using it to teach and learn, and applying it to your everyday living.

My work has been greatly fostered by the Wollongong Personal Construct Group, which ran for some 30 years, set up initially by Linda Viney. It consisted of staff, (especially Linda, Peter Caputi, Nadia Crittenden and myself), postgraduate, honours and undergraduate students. Rather than present finished papers, we talked about the problems we were wrestling with as well as things we didn’t understand. This was very important as a model for those learning to do research and led us into areas that we might not otherwise have explored. It also fostered our own re-thinking of issue and problems.

 

What do you think doing PCP while teaching it means?

I think I learnt a lot about doing PCP from Fay and the people from Personal Construct Centre in London including Helen Jones. Instead of giving lectures they always had you doing things: you were always eliciting constructs, doing laddering, loosening and tightening etc… I was not just learning things or watching clinical demonstrations. You were encouraged to practice it and to extend it to your life away from the academic situation.

Most commonly PCP was used in clinical and counselling contexts, but I was not working in those areas. I looked around for things I could think about in PCP terms and one of them was travelling. Australians travel a lot, they have to, and once I got interested in PCP it was really good to go to conferences overseas so I have written a couple of papers on what happens when you travel, so that’s one of the area I have applied the theory to. I have written another paper, which had to do with reflexivity and research supervision. A lot of people write about clinical supervision but they don’t much write about what’s happening when you supervise research from a PCP perspective. So these are some of the areas not just applied to my life but where I have written about what I thought about it or what I have learnt from it. Sometimes it helps write a paper because it gets the topic really clear in your head.

Which aspects of PCP have impressed you most? Why?

Having taught Personality Theory for about 40 years, PCP and Psychoanalysis seem to me to be the only broad theories that apply to most aspects of my daily life. These theories have both breadth and width in their application.

 

What is missing in PCP in your opinion?

Some areas of Kelly’s original presentation were underdeveloped largely because Kelly’s focus and expertise was clinical. These include the social area, as well as processes in children and the non-verbal. Subsequent work has made progress in elaborating these areas, though there may be further scope for their exploration.

 

Reading your works it seems you have been engaged in developing the theory: how has this interest born?

I am not a trained clinician or counsellor. Although much of my focus has clinical implications, in order to contribute to PCP I had to find other areas to explore. Initially I worked on operationalising and exploring dependency and other social aspects. I also worked on broadening the focus of convenience of the theory, writing about something close to my heart – travelling – as well as research supervision, which isn’t that much different from counselling. But there were also areas of Kelly’s theory that needed to be re-visited, especially his comments on disorder. Lots of examples of problems he presents do not fall into the definition he gives of disorder, though persisting with repeatedly invalidated ways of seeing the world certainly is problematic. People have too readily just treated Kelly’s work as a bible, which is not what Kelly himself would have liked. Just recently I have written a biography of Kelly for an encyclopaedia. I found this very interesting as I had not realised the extent of his debt to psychoanalysis and how well developed many of his ideas were prior to World War II.

I want to explain with an example one of the interesting thing about Kelly I have learnt. When he was 9 or 10 he could not easily go to school because they were living in a really isolated area without facilities. Well, he rebuilt the body and the engine of a car so he could go to school. You know it is a tremendous sort of initiative or sort of aggressive kind of activity. It didn’t work out totally but it was amazing for a kid of that age. He would not let that obstacle stand in his way but work around them. He was showing a lot of initiative I think.

The area where he grew up was very similar to the one where he started teaching and developed the travelling clinic. He was really practical and did not let the barriers prevent him from achieving his goals.

 

Some theorists and eminent names of Personal Construct Theory and Constructivism wonder about the future of the theory and its use: having worked to develop it, what do you think about it? What is the future of PCP?

I don’t know the answer to this question. I think currently we have been caught up in a general move away from broad psychological theories to very specific, mini-theories.

We also need to ensure that we have people teaching the theory, not just practising it. Because of the bias in many western countries to cognitive behavioural approaches, enforced by the main psychological registration bodies, those entering academia need to have an additional area of expertise such as statistics or organisational psychology, in my view.

 

Professor Walker thank you for the time dedicated to this interview and for the willingness you shared your thoughts and ideas with us.

Thank you.

 

Note

  1. Si ringrazia Susan Bridi per la gentile collaborazione.
  2. Miller, J. B. (1976). Towards a new psychology of Women. Boston: Beacon Press.
  3. Come staff (N.d.T.).
  4. Dimostrazioni cliniche (N.d.T.).
  5. Miller, J. B. (1976).Towards a new psychology of Women. Boston: Beacon Press.