Resistenza al cambiamento[2]
Di tanto in tanto, le previsioni che nascono dalla nostra interpretazione di un evento non vanno per il verso giusto. Immaginiamo una donna che ha sempre pensato di poter diventare un’artista molto brava se solo ne avesse avuto il tempo. In pensione, improvvisamente, il tempo si fa disponibile e così inizia a frequentare un corso d’arte. Ma ben presto si rende conto che non sta procedendo bene. L’insegnante e alcuni altri studenti pensano che non stia facendo grandi progressi. Incontra così un’invalidazione: forse, dopotutto, non è poi così brava. Resiste però ad apportare questo cambiamento nella propria costruzione di sé. Lo fa perché è cosciente, a un certo livello di consapevolezza cognitiva, che il cambiamento richiederà che lei riconsideri il tipo di persona che pensa di essere. Si rende conto che il cambiamento è imminente e globale: in altre parole, l’invalidazione la minaccia. Potrebbe dirsi: “Ok, ho sbagliato, non è la fine del mondo”; oppure potrebbe iscriversi a un altro corso e riprovare. Un terzo modo per affrontare un’invalidazione di questo tipo è andare incontro all’ostilità. Questa donna potrebbe convincersi di essere ancora un’artista potenzialmente talentuosa, ma che ha incontrato soltanto un pessimo insegnante e studenti non all’altezza. Secondo quest’ottica ha ragione lei e sono gli altri a sbagliare, e mantiene quindi intatta la propria rappresentazione di sé.
La Teoria dei Costrutti Personali considera la resistenza al cambiamento utile e comprensibile in determinati contesti. Fransella (1993) suggerisce che potrebbe essere utile considerare le idee di Watzlawick, Weakland e Fisch (1974), che parlano di “persistenza” come opposto di “cambiamento”. Persistenza significa cercare attivamente di “non cambiare”.
Il consulente o lo psicoterapeuta dei costrutti personali non vede tale resistenza come una cosa “negativa”, ma come una reazione che deve essere compresa. Molto spesso la resistenza si incontra quando la psicoterapia sta ottenendo troppo successo; il cliente sta affrontando il suo problema troppo bene. La persona realizza improvvisamente di essere sulla buona strada per diventare “una persona senza il proprio problema”, qualunque esso sia. Bisogna rallentare.
Una situazione in cui può verificarsi resistenza al cambiamento è quando il ruolo nucleare alternativo o la meta corrispondono all’ideale (Fransella, 1993). Allora ci si confronta con il grido del “se solo”. “Se solo non fossi uno che balbetta, sarei un grande oratore”. Il cliente scopre progressivamente che è necessario un cambiamento fondamentale nel modo in cui si costruisce, poiché l’obiettivo dell’ideale non è sostenibile. Non ha solo bisogno di cambiare le costruzioni all’interno del sistema di costrutti, ma gradualmente arriva a rendersi conto che non c’è davvero alternativa se non quella di cambiare il sistema stesso. Le ricadute si verificano quando la persona vede che si sta muovendo verso un’assenza di costruzione piuttosto che verso un’esistenza idilliaca. Non sorprende che molti abbiano una ricaduta.
Leitner e Dill-Standiford (1993) descrivono alcuni dei modi in cui sono giunti a riconoscere la “resistenza” nella psicoterapia esperienziale dei costrutti personali. Ritengono che la “resistenza” sia una plausibile spiegazione quando un cliente inizia ad affrontare questioni importanti in modo molto concreto; quando diventa passivo; o quando inizia ad affrontare le cose impulsivamente (abbreviando la fase di circospezione del ciclo CPC).
Se accettiamo di sostituire “resistenza” con “persistenza”, allora possiamo dire che la Psicologia dei Costrutti Personali afferma che una persona ha solitamente ragione a persistere nello status quo, se l’attuale invalidazione degli esperimenti comportamentali la rende consapevole che il cambiamento dovrà essere più radicale di quanto la persona stessa possa gestire in quel momento.
Bibliografia
Fransella, F. (1993). The construct of resistance in psychotherapy. In L. M. Leitner & N. G. M. Dunnett (Eds), Critical Issues in Personal Construct Psychotherapy. Malabar, FL: Krieger Publishing Company.
Fransella, F., Bell, R. & Bannister, D. (2003). A Manual for Repertory Grid Technique (2nd edition). Chichester: John Wiley & Sons.
Leitner, L. M. & T. Dill-Standiford (1993). Resistance in experiential personal construct psychotherapy: theoretical and technical struggles. In L. M. Leitner & N. G. M. Dunnett (Eds), Critical Issues in Personal Construct Psychotherapy. Malabar, FL: Krieger Publishing Company.
Watzlawick, P., Weakland, J. & Fisch, R. (1974). Change: Principles of Problem Formation and Problem Resolution. New York: Norton.
Note:
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- 2. Traduzione parziale della versione originale inglese. Ringraziamo gli editori della rivista Personal Construct Theory & Practice (www.pctp-journal.org) per aver gentilmente concesso la traduzione della voce di glossario. L’originale è disponibile al link: kellysociety.org. ↑