L’approccio credulo[16] è un atteggiamento di apertura e accettazione adottato da un clinico per comprendere come il cliente sta, al momento, vivendo il mondo. Nei suoi scritti in cui descrive la psicoterapia dei costrutti personali, George Kelly (1955/1991) ha incoraggiato i clinici ad adottare tale approccio. Le informazioni che un cliente condivide nella stanza della terapia sono ingenuamente prese per buone e considerate vere per come ne fa esperienza il cliente, anche se queste informazioni non si adattano a come altri (incluso il terapeuta) potrebbero interpretare le cose. Come ha osservato lo stesso Kelly (1955/1991), un clinico efficace “non scarta mai le informazioni fornite dal cliente semplicemente perché non sono conformi a ciò che sembrano essere i fatti! Da un punto di vista fenomenologico, il cliente, come recita il proverbiale detto, ha sempre ragione” (p. 241). Adottare un atteggiamento credulo ha uno scopo semplice ma essenziale: consente al clinico di comprendere il mondo del cliente osservandolo empaticamente attraverso i suoi occhi (Leitner, Dunnett, Anderson & Meshot, 1993; Neimeyer, 1995).
Riconoscimento e comprensione consentono al clinico di capire il funzionamento del cliente, in particolare rispetto a quali costrutti compongano il suo sistema e a come questi vengano messi in atto nella vita di tutti i giorni. Adottare una disposizione aperta, empatica e non giudicante, permette al clinico di farsi un’idea di cosa significhi vivere nel mondo esperienziale del cliente, consentendo così un apprezzamento per i sentimenti e i comportamenti attuali del cliente (Epting, 1984). L’approccio credulo trasmette un grande rispetto per la realtà del cliente. Dimostra che le sue opinioni sono valide e preziose all’interno della sua personale cornice di senso.
Credulità, in questo contesto, non significa che il clinico accetti ciecamente tutto ciò che il cliente dice senza porsi domande. Il modo in cui il cliente inizialmente si presenta al clinico è il fondamento su cui si costruisce la fiducia all’interno della relazione. Il cliente a volte si presenta in modi che possono sembrare incoerenti o
falsi dal punto di vista del clinico (Fransella, 1995; Kelly, 1955/1991). Tuttavia, potrebbe non essere saggio sfidare il cliente, soprattutto all’inizio della terapia, per non rischiare di compromettere l’instaurarsi della fiducia, fondamentale per formare una relazione terapeutica di successo. L’accettazione e il rispetto sono cruciali per creare un ambiente in cui il cliente si senta abbastanza sicuro da consentire al clinico di facilitare l’esplorazione di modi alternativi di interpretare i problemi. Quando c’è una discrepanza tra il modo in cui il cliente e il clinico interpretano le cose, il clinico che ha sviluppato un rapporto di fiducia con il cliente può utilizzare questa divergenza nella conversazione terapeutica, non per correggere le convinzioni “irrazionali” o “distorte” del cliente, ma piuttosto come mezzo per aiutarlo a considerare i potenziali vantaggi e svantaggi di come egli attualmente interpreta gli eventi e, se utile, incoraggiarlo a prendere in considerazione alternative costruttive ai modi attuali di interpretare gli eventi.
Naturalmente, i clinici non sono gli unici che possono trarre vantaggio dall’approccio credulo. I clienti stessi possono spesso trovare utile assumere tale atteggiamento. Così facendo, possono essere in grado di sperimentare in modo giocoso modi alternativi di interpretare gli eventi che portino a nuove possibilità di azione. L’approccio credulo incoraggia sia il cliente che il clinico a prendere in considerazione nuove prospettive per comprendere se stessi e le loro relazioni, cercando differenti modi per costruire le cose al fine di decidere se potrebbero o meno fare effettivamente la differenza (Landfield & Epting, 1987). L’autocaratterizzazione e la terapia del ruolo stabilito sono esempi di come l’approccio credulo può essere applicato alla psicoterapia.
In sintesi, adottare un approccio credulo consente al clinico di acquisire un livello di comprensione del mondo del cliente attraverso un atteggiamento fiducioso e audace. Il clinico non sta tentando di scoprire in che misura il cliente si discosta da una verità preconcetta rispetto a come dovrebbe sentirsi o comportarsi. Al contrario, il cliente sta guidando il clinico all’interno della sua realtà personalmente vissuta. Una volta lì, una comprensione onesta può avere inizio (Epting, 1984).
Bibliografia
Epting, F. R. (1984). Personal construct counseling and psychotherapy. New York: Wiley.
Fransella, F. (1996). George Kelly. London: Sage.
Kelly, G. A. (1991a). The psychology of personal constructs. Vol. 1: A theory of personality. London: Routledge. (Original work published 1955).
Landfield, A. W., & Epting, F. R. (1987). Personal construct psychology: Clinical and personality assessment. New York: Human Sciences Press.
Leitner, L. M., Dunnett, N. G. M., Anderson, T. M., & Meshot, C. M. (1993). Unique aspects of personal construct psychotherapy. In L. M. Leitner & N. G. M. Dunnett (Eds.), Critical issues in personal construct psychotherapy (pp. 3-17). Malabar, FL: Krieger.
Neimeyer, G. J. (1995). The challenge of change. In R. A. Neimeyer & M. J. Mahoney (Eds.), Constructivism in psychotherapy (pp. 111-126). Washington DC: American Psychological Association.
Note
- 16. Ringraziamo gli editori della rivista Personal Construct Theory & Practice (www.pctp-journal.org) e l’autore per aver gentilmente concesso la traduzione della voce di glossario. L’originale è disponibile al link: kellysociety.org. ↑